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Dalla rubrica: Cronaca

USURA, CRESCITA PAUROSA: PIU' 180% NEL 2014

L’una considerata quale “opportunità economica”, l'altra come il “prezzo della tranquillità”: usura ed estorsione continuano a covare sotto la cenere del silenzio.
 

Clicca per ingrandireL’una considerata quale “opportunità economica”, l'altra come il “prezzo della tranquillità”: usura ed estorsione continuano a covare sotto la cenere del silenzio. Gli ultimi dati nonché statistiche e relazioni annuali (aggiornati al primo semestre 2014), infatti, dipingono in provincia di Lecce una verità distorta rispetto all'effettiva portata dei due fenomeni criminali, “tipici” della realtà del Salento, dove le vittime - troppo spesso - si assuefanno con indifferenza alla presenza criminale, accettandola.

Un fattore determinante nel proliferare dei due reati è rappresentato certamente dalla persistente crisi economica, che ha contribuito a dirottare il ricorso al credito da quello bancario al prestito ad usura, praticato non solo da imprese finanziarie (talvolta non estranee all’ambiente della criminalità organizzata) ma anche dall’insospettabile “vicino della porta accanto”.

Se da una parte, per la prima volta - come è stato scritto nella relazione annuale della Dna - nel 2014 è stato registrato un consistente incremento dei procedimenti per usura (112 rispetto ai 40 dell’anno precedente, che hanno fatto registrare un aumento del 180%), dall'altra parte il dato riguardante le usure “mafiose” è davvero sconfortante; solo tre gli episodi denunciati nell’intero distretto delle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Un dato che conferma, dunque, le condizioni di assoggettamento e di omertà delle stesse vittime, che accettano tacitamente le regole mafiose, rifiutando l’intervento repressivo dello Stato.

In leggero aumento anche i procedimenti per estorsione: 233 rispetto ai 182 nel precedente periodo di riferimento. Lontano dalla reale entità del fenomeno risultano, tuttavia, i numeri relativi alle estorsioni “mafiose”: solo 15 quelle denunciate nelle tre province salentine, che ribadiscono la perdurante sommersione del fenomeno estorsivo - al pari di quello legato all’usura - dovuta alla rassegnata accettazione da parte dei cittadini, che preferiscono pagare silenziosamente piuttosto che denunciare.

Nel territorio leccese, alle “tradizionali” richieste di denaro ai commercianti, spesso riguardanti versamenti sistematici, inoltre, si sono aggiunte - e talvolta le hanno sostituite - richieste di assunzione di personale appartenente (o comunque vicino) alle organizzazioni criminali. Nonché l’imposizione di contratti di servizi di vigilanza e guardiania a discoteche, stabilimenti balneari, impianti fotovoltaici o altro.

Una criminalità che si “evolve”, dunque, ma che sa anche adattarsi alla crisi degli ultimi anni, che ha spinto gli estortori della provincia di Lecce (e di Brindisi) a “ridimensionare” le proprie pretese e ad adattarsi alle mutate situazioni economiche delle vittime, chiedendo somme compatibili con i loro volumi di affari. Una sorta di “sconto” per il quieto vivere di tutti, che non fanno altro che accrescere il “pessimismo” del procuratore capo Cataldo Motta, secondo il quale - da qualche anno - sembra di essere arrivati al punto di non ritorno alla legalità.



Data: 15/07/2015.   Fonte Notizia: Claudio Tadicini, Nuovo Quotidiano di Puglia

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