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Dalla rubrica: Turismo

BALNEARI, E' GUERRA PER L'APERTURA ANNUALE

Le carte da giocare sono sul tavolo della Prefettura di Lecce.
 

Clicca per ingrandireLe carte da giocare sono sul tavolo della Prefettura di Lecce. E la partita sembra essere quella più importante per il comparto turistico balneare: mantenere le strutture aperte durante tutto l’anno. Il giocatore da “sfidare” è la Sovrintendenza che al momento sembra essere l’Unica a mettere i paletti agli imprenditori ragionando in termini di apertura degli stabilimenti balneari legati alla sola stagione estiva. Ciò significa che il 21 settembre - giorno del solstizio d’estate - si va tutti a casa. Turisti compresi. Già perché il rischio è proprio quello di dover rinunciare ad una fetta di vacanzieri che scelgono l’autunno e l’inverno per recarsi sulle coste pugliesi e salentine. Sono i norvegesi, i russi a cui il mare piace anche d’inverno. Ma non potranno certo contare sui servizi. Niente caffè, non una sdraio e perfino non un servizio igienico.

A garantire che il «dialogo interistituzionale con la Sovrintendenza» è già stato avviato, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Loredana Capone che, ieri pomeriggio a Lecce, ha partecipato all’incontro organizzato da Federbalneari nella sede di Laica, associazione di imprenditori che fa capo Roberto Fatano.

«Ci rincresce registrare - ha commentato il presidente di Federbalneari Mauro Della Valle -, che per la Sovrintendenza non siamo aziende che possono offrire servizi per tutta la durata dell’anno. Ci sono delle strutture ricettive, soprattutto sulla costa ionica, che registrano numeri importanti in termini di presenze anche nei mesi di novembre e dicembre, con turisti norvegesi che hanno voglia di avvicinarsi al mare anche nei mesi più freddi».

Non offrire servizi significa andare «in contro tendenza alle esigenze del territorio». La speranza è riposta - almeno per il Salento - nell’intervento del prefetto Claudio Palomba che ha avviato dei tavoli istituzionali che potrebbero dare sei risultati positivi a breve termine trasformando «il turismo balneare da mordi e fuggi a permanente».

La criticità da superare è proprio quella paesaggistica: «Visto che si sta vivendo un momento di difficoltà anche di confusione tra gli stabilimenti perché non c’è uno stile o un brand - ha proseguito Della Valle - credo si possa iniziare a sistemare qualcosa immaginando magari un piano del colore per le coste, ma chiedendo in cambio un mantenimento dei servizi e l’apertura dei lidi anche con una sorta di turnazione durante i periodi più freddi dell’anno».

Intanto sul piatto della bilancia arrivano quasi 50 milioni di euro per adeguare i lidi alle esigenze «di turisti e clienti - ha ricordato Loredana Capone - puntando ad avere uno stabilimento ecocompatibile consono, sia per bellezza che per funzionalità, ai gusti sempre più raffinati e sempre più sottili di questa regione».

Grazie alla Regione Puglia dunque si potranno «demolire gli stabilimenti in muratura a fronte di una ricostruzione di strutture più facilmente amovibili». Gli imprenditori questo potranno farlo ottenendo finanziamenti a fondo perduto per il 40% «vedendosi riconosciuta una riduzione del periodo di investimento da cinque a tre anni visto che le concessioni demaniali scadranno nel 2020».


Data: 07/10/2015.   Fonte Notizia: Francesca Sozzo, Nuovo Quotidiano di Puglia

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