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Dalla rubrica: Cultura

“NERONOTTE” ROMANZA DI AMORE E MORTE DI PAOLO VINCENTI, UN VIAGGIO ALLA RICERCA DI SE STESSI IN UNA SOCIETÀ DISTRATTA, TRA NARRATIVA E POESIA

“La notte faceva il suo corso, ma in qualche modo lui sapeva che quella era una notte diversa, sentiva che doveva compiere delle scelte, o quella notte le avrebbe compiute per lui”…
 

Clicca per ingrandireLa scrittura è una vertigine una sorta di maladie per Paolo Vincenti, una necessità imprescindibile per la sua stessa esistenza, così, dallo scorso mese di maggio, è in libreria il suo ultimo lavoro editoriale “NeroNotte” Romanza di amore e morte, per le edizioni Libellula.

Il giovane scrittore e giornalista salentino, penna scorrevole e immediata, vanta già una ricca produzione letteraria, tra pubblicazioni e collaborazioni con riviste del settore.

“NeroNotte”. Racconto lungo avvincente. Uno dei segreti del successo di questo libro, come lo dimostrano i commenti critici di competenti penne, è la scrittura che come un fiume in piena, in costanti cambi di ritmi e tempi, si propone tra avvicendamenti di narrativa, poesia e prosa, tenendo allacciato il lettore fino all’ultima pagina. Il linguaggio dotto, arricchito da citazioni artistiche e musicali, letterarie e latinismi contribuiscono a incuriosire e, nel medesimo tempo, ad ampliare il bagaglio culturale di chi si appresta alla lettura.

L’autore, nelle pagine di guardia, offre una dedica insolita, che rivolge ai suoi futuri lettori: Ai lupi della steppa e ai quali, ovviamente, ne consiglia la lettura dell’omonimo libro di Hermann Hesse, per chi ancora non l’abbia fatto. Il canovaccio del libro è costruito su una intera notte vissuta dal protagonista Ermanno il quale si interroga sul senso della propria vita non priva di ambiguità e dalle figure che, in un certo senso, lo hanno segnato: dalla famiglia, genitori e moglie, all’amante e agli amici, toccando nel vivo la sfera affettiva, esistenziale e sociale.

Ermanno, in una apparente ricerca spasmodica e confusa di una presa di coscienza, non trova la forza di reagire, è posseduto, in realtà, da una rassegnazione di fondo, dove né l’amore per una donna, né per i figli, né le sue passioni per la scrittura e l’arte, forse le uniche opportunità di salvezza, e non sono poche, riescono a preservarlo, anzi lo intrappolano. Egli vede, così, scorrere, come in fotogrammi, davanti ai suoi occhi, la propria esistenza colma di fallimenti, di errori e fragilità, dalla separazione della moglie e dai figli alla perdita del lavoro.

Vincenti tesse intorno al protagonista, che fa strada al lettore, lungo la sua notte, una rete di perdenti in una società distratta: Gerry, che conduce vita da barbone, Marco che ha tradito la sua amicizia, Elena, l’amante che lo ha abbandonato. Ognuno rimane chiuso nel proprio guscio, dove non vi è posto per i sentimenti, perché, tutto sommato, vi è una difficoltà di fondo che è quella di non saper amare.

Quella di Ermanno non è una storia eroica, ma vissuta sul dejà vu e sulla quotidianità che può essere quella di ognuno di noi; una storia contemporanea, ma antica, che, inesorabilmente, in questa, nera notte, si ripete all’infinito: eros, amore e amicizia, morte e tradimento, illusione, disprezzo e umiliazione, dove, in sostanza, tutte le passioni, anche le più bieche, trovano una inevitabile ineluttabilità spaziale e temporale. In realtà Il TEMPO, passione e ossessione per lo scrittore, come nei suoi altri scritti, in “NeroNotte”, è categoria sovrana e protagonista indiscusso. Ah questo tempo! vede scorrere lungo i secoli gli uomini che ancora non possiedono la capacità di comprenderlo e farselo amico!

Il titolo NeroNotte su copertina a sfondo nero è un aforisma, un gioco simbolico ed estetico, dove stretto è il legame tra forma e contenuto, tra significato e significante.

Il termine romanza, che l’autore adotta da sottotitolo, induce il lettore a pensare al genere musicale e non narrativo. È quanto accade in “NeroNotte”. In realtà le pagine sono percorse da un ritmo, in continui cambi di tempi, tra pause e note, le quali scorrono come una vera e propria partitura che, come in una composizione musicale, necessita dell’utilizzo di diversi strumenti.

L’autore, abilmente, ha assegnato alla scrittura le peculiarità della romanza: la narrativa ora cede il passo alla poesia ora alla prosa, per poi riprenderselo, e cederlo ancora in una alternanza giocosa e invitante, ritmata e scandita da regole ben definite dove il lettore viene condotto e indotto, piacevolmente, a sprofondare nella lettura, senza, però, la necessità di seguirla fedelmente, perché la narrativa viaggia separata e indipendente dalla poesia.

In alcune pagine le parole si propongono in un modo vorticoso e incalzante che, come un fiume in piena, rotolano e srotolano per cui il lettore deve porre attenzione per non restarne travolto, perdere l’orientamento ed essere trascinato, piacevolmente, come da un vento teso.

“NeroNotte”. Racconto crudele, che offre numerosi spunti di riflessione sulla condizione umana, dove la possibilità di salvezza viene inesorabilmente schiacciata dalla difficoltà di comunicare e dalle passioni vissute in forma alterata, priva di quella forza grazie alla quale il protagonista potrebbe prendere la vita nelle proprie mani. Ma, ancora e soprattutto, dalla non flessibilità verso la vita e mancata consapevolezza che, tutto sommato, il più delle volte il proprio destino è tracciato dalle nostre mani e che solo a ciascuno di noi è dato il potere di “assoluzione”, così Ermanno: “cercava inconsciamente un’assoluzione da quella notte, e una sacerdotessa di Priapo, una cortigiana, un’etera, disposta a concedergliela generosamente”. -pag. 10-.

Il racconto si chiude con un colpo di scena ma, come in un giallo, lungo le pagine, l’autore lascia degli indizi anche se non si sa, se consapevolmente! “NeroNotte”. Centocinquantasei pagine avvincenti che si consiglia di portare con sé, perché, dopo aver letto e conosciuto la storia, ogni qualvolta si sfoglieranno, troveremo ad attenderci la poesia per ri-proporsi in nuove emozioni e inaspettati svelamenti.


Data: 28/10/2015.   Fonte Notizia: Pompea Vergaro

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