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ALCIBIADE: ATTENTI AL MELFI. CORRE MOLTO, CI PUO' FREGARE

Troppo forte la nostalgia per l'Italia per starne ancora lontano. Troppo interessante il progetto della club giallorosso per rifiutarlo.
 

Clicca per ingrandireTroppo forte la nostalgia per l'Italia per starne ancora lontano. Troppo interessante il progetto della club giallorosso per rifiutarlo. Raffaele Alcibiade ha sposato quello del Lecce rinunciando anche a categorie superiori. «Avevo diverse richieste», racconta, «però non potevo rinunciare al Lecce perché ha una storia, un progetto. In altre parti non c'era un progetto e quando mi hanno parlato di Lecce, dopo dodici ore ero già qui». Il distacco dall'Italia è stato voluto perché alienato dal mondo del calcio italiano. «Sono andato in Ungheria pensando di stare soltanto sei mesi», continua. «Dopo, ho deciso di restare e ho firmato per tre anni. Ho pensato: in Italia, vista la mentalità, i soldi che girano adesso, viste tante altre cose, perché devo tornare in Italia? E poi in Ungheria si vive sereni: vinci o perdi, i tifosi ti lasciano vivere tranquillo. Giocare senza pressione, a volte, ti fa vivere più sereno. L'esperienza in Ungheria mi è servita: ho giocato con tranquillità e ho acquisito personalità, che è quella che fa la differenza. Sono migliorato, prima non riuscivo ad esprimere le mie qualità, probabilmente per inesperienza. Ora sono cresciuto e non ho timore a giocare davanti a tante persone, anzi, mi è da stimolo».

Fino a quando la vita, quella calcistica, è diventata troppo piatta. «Dopo due anni e mezzo ho cominciato a sentire la mancanza dell'Italia e ho deciso di tornare», confessa, «avevo nostalgia del calcio italiano. Non riuscivo più a vivere la partita nel modo giusto».

Il difensore cresciuto nelle giovanili della Juventus ha riscoperto la giusta tensione al “Via del Mare”, in occasione della partita contro il Foggia quando Braglia lo ha buttato nella mischia, a pochi giorni dal suo arrivo nel Salento. È stato il tecnico a dare l'okay per il suo ingaggio dopo alcuni allenamenti in prova con Papini e compagni. «Il direttore», disse Braglia, «mi ha detto di dare un'occhiata a questo difensore e noi la diamo ben volentieri, magari ci toma utile in un reparto dove, a dire il vero, siamo un po' corti».

Firma, convocazione e prima presenza in una partita molto importante per i giochi promozione. «Miglior inizio non potevo immaginare», afferma, «sono contento, ma fino ad un certo punto perché non si è fatto ancora niente, la strada è ancora lunga». E anche quella di Alcibiade diventa una voce del coro, come alcuni suoi nuovi compagni che lo hanno preceduto. «Mi aspettavo un approccio diverso con lo spogliatoio», ammette, «perché arrivavo in una squadra dove ci sono giocatori di nome, di categoria superiore, pensavo di dover fare più fatica. Invece, sono stato accolto bene, sono entrato in punta di piedi, ma i ragazzi sono stati bravissimi con me, forse è stata questa l'arma in più».

Sicuramente lui lo è stato per Braglia, che ha preferito l'ex giocatore dell'Honved a Beduschi e a Camisa. «Anche negli anni passati ho sempre giocato centrale», aggiunge, «o terzino in una difesa a quattro, o ancora a tre, ma anche a cinque, esterno alto. Io sono a disposizione, dove ci sarà bisogno giocherò, senza problemi».

A Lecce torna ad inseguire la serie B come nel 2011 quando, nella seconda parte di stagione approdò al Gubbio e con sette presenze contribuì alla promozione in cadetteria dei lupi rossoblu allenati da Torrente. La vittoria decisiva contro la Paganese in cui militava Lepore, suo attuale compagno di squadra. «La Lega Pro già la conoscevo», spiega, «ho fatto sei mesi a Gubbio dove ho vinto il campionato. Nel girone meridionale non ho mai giocato, ma questo è paragonabile a una serie B. Ci sono cinque squadre in tre punti, sono forti, attrezzate e in serie B starebbero, sono sicuro, nella parte sinistra della classifica».

Alcibiade si candida per un posto da titolare contro il Melfi, prossimo avversario. «È una squadra che si deve salvare, sono giovani, corrono, ci possono fregare, dobbiamo stare attenti a non sbagliare atteggiamento. Rispetto a Foggia e a Ischia, questa è la partita più insidiosa». Un'assenza importante sarà quella del tecnico Braglia, squalificato per tre giornate. «Io in campo non ho sentito niente», conclude, «a volte si sentono cose peggiori e non succede nulla. Il mister è stato abbastanza tranquillo rispetto ad altre partite anche più tese. Poi, comunque, giocavamo in una “zona” dove ci sono un paio di squadrette che sono in corsa per la promozione... È stata una sorpresa per tutti».


Data: 04/03/2016.   Fonte Notizia: Tonio De Giorgi, Nuovo Quotidiano di Puglia

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