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Dalla rubrica: Turismo

CHIESE CHIUSE A PASQUA. MEA CULPA DEL COMUNE

Chiese chiuse, mea culpa del Comune a pochi giorni dalla Pasqua, quando i turisti che verranno in città troveranno chiuse ...
 

Clicca per ingrandireChiese chiuse, mea culpa del Comune a pochi giorni dalla Pasqua, quando i turisti che verranno in città troveranno chiuse la Basilica, il Duomo e gli altri luoghi di culto leccesi.

Che sia questo uno dei talloni d’Achille del turismo di casa nostra è messo nero su bianco nel documento preliminare per la valorizzazione di turismo, ambiente e cultura: una sorta di libro bianco su chi siamo, cosa vogliamo, dove e con quali fondi - regionali, nazionali e comunitari - vogliamo andare, con tutto quel ben di dio legato allo stile barocco che ci portiamo dietro.

I programmi e i progetti di valorizzazione del territorio in chiave turistica sono tanti, ma la strategia a Palazzo Carafa è una: destagionalizzare. Dopo aver vissuto per anni di rendita, il Comune esce dal letargo. «Il solo centro storico - è messo nero su bianco - vanta la presenza di oltre cento chiese e altrettanti palazzi d’epoca». Peccato che per i prossimi dì di festa siano inaccessibili. La città turistica è in sonno. E non c’è Pasqua che tenga e confortanti numeri sui flussi che ne accelerino la piena fruizione. Gli attrattori tanto decantati offerti col contagocce; trasporto pubblico inesistente; offerta culturale minimalista; offerta paesaggistica tutta da scrivere. Si vaga nel vuoto, affidandosi e fidandosi dei singoli operatori. E del buon nome conquistato in decine di quotidiani e riviste internazionali. Il trend, si sa, è positivo, da anni: + 3,3% nel 2014 rispetto al 2013, con 210.062 arrivi e 490.436 presenze (+7,4) e dato in controtendenza rispetto a quello provinciale che, a sorpresa perde sia per arrivi (-2,5) che per presenze (-4,7). I numeri sui turisti stranieri sono ancora più incoraggianti: +14.3% per gli arrivi rispetto al 2013 e +10,5% per le presenze, superiore sia al dato provinciale che a quello regionale. I turisti stranieri che scelgono Lecce sono nell’ordine: francesi 17%, inglesi 14%, americani 11%, tedeschi 10%, belgi 5%, svizzeri 5%, greci 5%, spagnoli 3%, olandesi 3%. E sono gli stessi che in queste ore sono in viaggio verso “Lecce città d’arte e cultura”.

Sono loro, i turisti stranieri, infatti, che garantiscono la destagionalizzazione, con il picco di presenze e arrivi nel mese di settembre, mentre gli italiani affollano le strutture ricettive ad agosto, mese in cui - dato provinciale - si registra il 40% delle presenze annue. Ma nel periodo pasquale tutto può accadere. Anche di ritrovarsi come fu nel 2014 e nel 2015 - con la città invasa anche di italiani. Ma sono gli stranieri quelli che portano soldi: lo sanno bene gli albergatori che in queste ore ospitano la pattuglia di strampalate donne olandesi, “colorate” esclusivamente di rosso e viola, che fanno capo all’organizzazione internazionale “Red Hat Society”. E gli australiani che, sempre in questo periodo e forse per via del legame fortissimo tra le istituzioni locali e regionali e l’autorevole guida-rivista Lonely Planet - affollano, in gruppo o da soli, la città.

Cosa trovano? Né più né meno di quello che è sintetizzato alla voce punti di forza e di debolezza nel documento di programmazione: bellezza e “monnezza”. La bellezza: patrimonio rilevante molto apprezzato e diversificato per tipologia (archeologico, artistico, ambientale, rurale, enogastronomico) solo parzialmente valorizzato; popolazione ospitale; varietà del paesaggio; elevata diversità biologica nelle aree naturali; identità culturale e tradizioni folkloristiche. L’altro fronte - criticità, segnalate dal Comune - è una ferita che sanguina. Scarsa accessibilità e inadeguatezza dei trasporti pubblici; servizi di medio-bassa qualità con prezzi elevati; carenza di sensibilità ambientale da parte degli operatori privati e scarso livello di innovazione ambientale nelle strutture ricettive; scarsa attenzione alle periferie balneari e scarsa attrazione dal punto di vista turistico delle marine. La lista nera continua: scarsa pulizia del territorio, in particolare di mare e spiagge; strutture inadeguate per il tempo libero; rete di percorsi pedonali ciclabili discontinua e inadeguata; presenza di abusivismo sulla fascia costiera; difficile fruizione dei parchi da parte dei disabili; mancanza di cartellonistica e materiale informativo. Poi ci sono le opportunità, invisibili, tra cui nel documento spiccano il testo unico sul turismo; la legge di riordino del settore con la possibilità di integrazione pubblico e privato per la gestione dei beni storico-artistici; e - buone notizie - la presenza di strumenti finanziari per il recupero di beni culturali rappresentativi del’identità cittadina e maggiori finanziamenti per i parchi da parte di Regione e Provincia. E ci sono anche le “minacce”, visibilissime, che il documento riscontra, tra l’altro, nella scarsa capacità di fare sistema delle imprese del settore turistico-alberghiero; nel degrado delle risorse ambientali e culturali; mancanza dello viluppo dei collegamenti viari; cementificazione e inquinamento sulla costa, erosione; grandi impianti fotovoltaici che rischiano di alterare il paesaggio; debolezza dei collegamenti tra aeroporto e destinazione finale e, infine, colonizzazione del territorio da parte di tour operator a villaggi vacanze con scarse ricadute economiche.

Analisi franca, che sa di mea culpa; j’accuse in piena regola agli operatori. Di cui si rileva anche la massiccia occupazione nel litorale leccese. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia, rappresentata dagli interventi per valorizzare, ad esempio, gli asset culturali. E qui si viene a bomba. Parte della strategia di valorizzazione proposta, infatti, fa leva sul modello di gestione integrata degli attrattori culturali e naturali dal punto di vista della fruizione, che è al momento imbalsamata. I turisti domenica e lunedì prossimi troveranno nell’uovo di Pasqua solo disagi.


Data: 21/03/2016.   Fonte Notizia: Angela Natale, Nuovo Quotidiano di Puglia

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