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Dalla rubrica: Turismo

LA VIA "FRANCIGENA" RIVENDICATA DAL SALENTO

Sugli itinerari religiosi europei monta la polemica.
 

Clicca per ingrandireSe Vendola ha sbagliato, Emiliano corregga. Se la precedente giunta regionale ha escluso la provincia di Lecce dal percorso pugliese della Via - o, meglio, delle Vie Francigene - quella in carica ponga rimedio a questa situazione: perché il Salento, porta geografica e storica millenaria verso l’Oriente, ha il sacrosanto diritto di far parte del suddetto tracciato. A pieno titolo.

Insomma, un’alzata di scudi generale contro la decisione dell’Europa di concludere a Brindisi il cammino dei pellegrini riconosciuto verso la “patria celeste” - Gerusalemme - saltando a piè pari il Salento e tutto il suo patrimonio archeologico, religioso, storico e culturale al riguardo. Una follia per il consigliere regionale di CoR Erio Congedo, artefice in questi giorni di un’interrogazione al presidente della giunta regionale, Michele Emiliano, e all’assessore all’industria turistica e culturale, Loredana Capone, in cui si chiede un ripensamento al riguardo. “Omissione ingiustificata ed ingiustificabile fermare a Brindisi il percorso delle cosiddette “Vie Francigene” escludendo quindi dal percorso pugliese il territorio di Lecce”, “porta d’ingresso del percorso religioso che, nel tempo, ha interessato l’intera penisola italiana”. Lo racconta la tradizione a proposito dell’apostolo Pietro, sono innumerevoli nel sud Salento le “stazioni” della fede, “come per esempio quella straordinariamente importante di Leuca Piccola nel territorio di Barbarano del Capo frazione di Morciano di Leuca”. Un falso storico, quindi, “il percorso oggetto della deliberazione 1/7/2013 n. 1174 della precedente giunta pugliese”, e un danno per la provinca di Lecce, “esclusa dal tracciato e dalle conseguenti azioni di promozione territoriale, economica e di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale”.

A stretto giro di posta anche l’intervento dell’ex consigliere regionale Luigi Mazzei, autore di un’interrogazione urgente del 10 febbraio 2015 rimasta lettera morta: “Per la Sinistra, ormai è noto, il Salento non fa parte della cartina geografica della Puglia”. La Via Francigena, infatti, approda a Otranto e Leuca, “circostanza sfuggita agli scienziati della ex giunta, ma riconosciuta anche da numerose pubblicazioni scientifiche condotte da varie Università. Persino la direttrice dell’Accordo Parziale tra la Commissione europea e il Consiglio d’Europa sugli Itinerari Culturali”, conclude Mazzei, “ha espresso la necessità di ridefinire i percorsi sostenibili della vecchia via medievale. Per questo invito la giunta regionale ed Emiliano a modificare la delibera, chiedendo a tal fine la collaborazione dell’università del Salento”. Più che un invito, però, un’intimazione; obiettivo, “un atto dovuto da parte della Regione, che non può continuare a calpestare il Salento".

Non è in subbuglio solo la politica salentina, al riguardo. Riccardo Rella di SpeleoTrekkingSalento, anni e anni di scarpinate lungo tutti i percorsi di fede (e non solo del Salento), non ha dubbi: “Posto che la Via Francigena unica e sola è quella che da Canterbury porta a Roma, e che tutti gli altri sono percorsi inventati, assurdo dimenticarsi di Leuca, ultimo lembo di terra prima dell'Oriente, sede di uno dei primi santuari mariani al mondo e, secondo la Tradizione, approdo di San Pietro, che cristianizzò il precedente tempio di Minerva. Aggiungo poi, tra le tante testimonianze dell’arrivo dei pellegrini in loco, che sulle pareti della Grotta della Porcinara ci sono ancora le invocazioni dei naviganti che si affidavano a Maria per il viaggio via mare, e che spesso si spingevano fino a Leuca prima di imbarcarsi per Brindisi. Ben venga Brindisi nella Via Francigena, quindi, ma il Salento non ha meno diritto a far parte del percorso”.

Sul piede di guerra anche Wojtek Pankiewicz, che sta preparando per il 3 giugno, a Lecce, un convegno sull’argomento e che con il suo “Valori e rinnovamento” lavora da oltre due anni, insieme a SpeleoTrekking, per il riconoscimento mai arrivato. A partire da quando, lo scorso ottobre, venti pellegrini giunti a piedi dalla Norvegia furono ricevuti a Palazzo dei Celestini: “Già in quell’occasione chiedemmo all’amministrazione provinciale di aiutarci in questa battaglia, coinvolgendo i consiglieri regionali, e ora sappiamo com’è andata a finire. Ma perché i nostri rappresentanti istituzionali devono sempre inseguire le questioni, quando potrebbero impegnarsi per tempo? E’ successo con l’illuminazione di Santa Croce, con la questione Frecciarossa, con le Sud-Est... perché rincorrere gli eventi, quando potremmo contribuire a crearli?”.


Data: 21/04/2016.   Fonte Notizia: Leda Cesari, Nuovo Quotidiano di Puglia

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