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Dalla rubrica: Turismo

«RITROVARE L'IDENTITA': COSI' TURISMO E AFFARI POSSONO CONVIVERE»

Camera vista mare in un hotel 5 o 6 stelle. E camera con vista sulle cicorielle, il rosmarino, lo zafferano. C’è posto per tutti nel Salento dei miracoli.
 

Clicca per ingrandireCamera vista mare in un hotel 5 o 6 stelle. E camera con vista sulle cicorielle, il rosmarino, lo zafferano. C’è posto per tutti nel Salento dei miracoli. Perché la prima parola del vocabolario non inizia per A, ma per B, business, proprio come il cognome del suo ultimo scommettitore; e per chi alla dittatura dell’apparenza e del saccheggio dell’ambiente, specie quello costiero, preferisce un bagno nella tradizione, un tuffo nel paesaggio più autentico, una scorpacciata di aria pulita. C’è posto per tutti nel Salento dei miracoli: i flussi turistici crescono, la qualità dell’offerta scende. Giù, sempre più giù. Tanto che a Lecce, in Confindustria, hanno coniato lo slogan «Stop alla promozione, via a un vero programma di accoglienza». Il senso? Lo sintetizza, a uso e consumo dell’assessorato regionale e dei Comuni, il presidente della sezione Turismo, Giuseppe Coppola: «Un’ottima organizzazione dell’accoglienza rappresenta di per sé la migliore accoglienza possibile». Di chi ha soldi a palate e pernotta in resort di lusso e di chi, giocoforza, è costretto a scegliere la pensione di zia Peppina. Ma, attenzione, ammonisce Mimmo De Santis, presidente provinciale di Federalberhi, «in entrambi i casi i servizi devono essere all’altezza della domanda e pari alla struttura in cui si soggiorna. Perché ricordiamoci sempre che il turista sceglie, il turista premia, il turista penalizza». In una parola il turista scappa, e chissà se mai più ritornerà. Perché non è solo questione di feeling e di letti con lenzuola e asciugamani lindi. Ambiente e paesaggio fanno la differenza. E, allora dopo tanto rosicchiare fette di costa e assaltare spiagge arenili a colpi di cemento armato, è l’ora della salvaguardia dell’ambiente. O, per dirla con Mimmo De Santis, di un turismo che si identifichi con l’identità del territorio. Quell’identità che corre su Internet ed è scolpita nei depliant patinati fatti su misura per le fiere di settore. Poi, valla a trovare. C’è, eccome se c’è, lascia intendere De Santis. Anzi è il nostro punto di forza. La vendemmia, la raccolta delle olive, la pasta fatta in casa, i piatti tipici, le marmellate confezionate lì per lì negli agriturismi o nelle masserie didattiche, ultima frontiera segnata dal binomio turismo/agroalimentare.

È un Salente a 360° quello visto con gli occhi e l’esperienza di De Santis. E di chi, come lui, è convinto che la sostenibilità sia un valore e che ci sia spazio per tutti ma non per tutto. L’idea - è un esempio - di riportare in vita le pajare e ristrutturarle per altri fini rispetto all’antica funzione di deposito per gli attrezzi lo affascina perché fanno parte della nostra cultura, «però bisogna stare attenti a quello che si fa». Più che su quello che si deve fare. Coppola mette invece in risalto ciò che non si dovrebbe più fare per conciliare turismo e ambiente: «Costruire alberghi a ridosso delle coste, ai piedi delle spiagge. Ci sono tantissime strutture che possono essere recuperate alla tradizione e alla nostra cultura; penso alle antiche masserie, agli immobili in cui si lavorava il tabacco. La valorizzazione del patrimonio rurale è decisivo soprattutto in determinati territori dove il connubio turismo e agroalimentare diventa trainante nel percorso extra balneare».

Individuare nuove tipologie ricettive che rispondano alla crescente domanda turistica fornendo un nuovo modello di svilippo del territorio è la sfida che anima International architecture holiday (IHA), workshop ideato dall’associazione culturale “Archistart” che da tre anni, nel periodo estivo, a San Cataldo, vede un centinaio di giovani architetti provenienti da tutta Europa arrovellarsi sul Glamping (glamour camping), la nuova formula di ospitalità turistica caratterizzata da alloggi immersi in un contesto paesaggistico fortemente identitario e rispettoso dei parametri definiti dai nuovi strumenti di pianificazione territoriale e dai criteri di sostenibilità climatica e dei materiali. «Molte esperienze - spiega il presidente Giacomo Potì - hanno dimostrato che il miglior modo di vivere il paesaggio è non abbandonarlo, cioè non mummificarlo come monumento paesaggistico lì dove c’è già la presenza antropica, come i trulli o le pajare».


Data: 07/10/2016.   Fonte Notizia: Angela Natale, Nuovo Quotidiano di Puglia

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