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Dalla rubrica: Cronaca

UNA "RETE" DIFFUSA: COSI' POSSONO CRESCERE I MUSEI DEL SALENTO

Dal MarTa di Taranto pronto a fare da "capofila". Obiettivo: fare sistema.
 

Clicca per ingrandireIl MarTa c’è. L’ipotesi di mettere in rete il Museo Archeologico Nazionale di Taranto con le altre realtà museali più piccole del territorio è già un progetto allo studio della direttrice Eva Degl’Innocenti, che ieri mattina, insieme a Meriel Jeater, curatrice del Museum of London, è stata l’ospite di punta del convegno “Il museo di domani”, con il quale, all’ex Convento dei Domenicani a Cavallino, è stato inaugurato il nuovo anno accademico della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “Dinu Adamesteanu” dell’Università del Salento, diretta da Paul Arthur. In platea tanti giovani archeologi e studiosi autorevoli hanno ascoltato con attenzione le relazioni delle donne alla guida di due importanti istituzioni museali, distanti geograficamente ma affini nel dinamismo e nella volontà di crescere. «Volevo un convegno - afferma Arthur - con due personalità che dirigono musei in espansione, che indicano come saranno quelli di domani, sebbene si avvalgano di criteri e finanziamenti diversi». Un’intuizione giusta se si considera che il Salento vanta tanti musei archeologici, dal “Castromediano”, il più antico di Puglia, a quello diffuso di Cavallino, passando per Vaste, Castro, Muro Leccese e Supersano. Piccole realtà che custodiscono e valorizzano i preziosi reperti rinvenuti nelle loro zone. La capacità di fare rete fra di loro e con il MarTa è stato l'auspicio espresso ieri sulle pagine di “Quotidiano” dal professor Francesco D’Andria è una direzione verso la quale ci si sta già muovendo, come spiega Degl’Innocenti. «Stiamo lavorando per far sì che il MarTa - dichiara la direttrice - divenga una sorta di testa di ponte di un progetto di museo diffuso, quindi in rete con gli altri musei, a cominciare da quelli del Polo Regionale Museale, ma soprattutto in grado di fare sistema con quelle realtà più piccole che spesso non hanno visibilità e strutture gestionali che possano permettere loro di autopromuoversi, nonostante il ricco patrimonio archeologico, storico, artistico e culturale che posseggono».

Naturalmente, si è ancora in una fase di avvio. «Andrà elaborata una metodologia di lavoro - sottolinea - da un punto di vista gestionale, giuridico e istituzionale, capendo, quindi, come dare una forma consona ai vari ordinamenti che ci regolano, anche perché noi siamo un’entità nazionale statale, mentre altre realtà appartengono ad enti locali diversi. Quindi, bisognerà decidere quali protocolli d’intesa fare e quale strategia culturale comune portare avanti, con la presenza anche dell’Università e di appositi comitati scientifici». È chiaro che il progetto, per forza di cose, non potrà riguardare i piccoli musei dell’intera Puglia e sarà necessario fare una selezione. «Non sarebbe realistico estenderlo a tutti - ha aggiunto la direttrice - ma sarà importante valorizzare le realtà più interessanti e meritevoli».

Anche questo progetto fa parte del piano di sviluppo strategico del MarTa che la Degl’Innocenti ha illustrato durante il suo intervento e che prevede, fra le altre cose, la possibilità di realizzare mostre itineranti. Un Museo, quello di Taranto, che dopo essere passato alla gestione autonoma, ha visto incrementare, nel 2016 rispetto all’anno precedente, il numero dei visitatori del 48,58% e gli introiti della biglietteria del 60,46%. Visitatori che, peraltro, non sono solo turisti ma anche tarantini stessi, leccesi e baresi.

La Jeater, invece, ha aperto una finestra internazionale, spiegando non solo com’è organizzato il Museum of London, ma anche quali sono obiettivi e strategie di comunicazione e di coinvolgimento di tutti i target di pubblico, dai bambini agli adolescenti (la fascia più difficile da raggiungere) fino agli adulti, oltre al modo in cui autogenerano guadagni, ad esempio ospitando persino matrimoni in alcuni dei loro spazi. «Mentre in Italia noi addetti ai lavori - ha commentato Luigi La Rocca, docente di Museologia e Museografia della Scuola di Specializzazione e Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Bari - parliamo soprattutto della qualificazione dell’offerta, in Europa sono più attenti all’attrattività e all’attenzione per la domanda». Il futuro dei musei, quindi, è un dialogo con il territorio.




Data: 27/01/2017.   Fonte Notizia: Ilaria Marinaci, Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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