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Dalla rubrica: Cronaca

LISTE D'ATTESA, DISSERVIZI E PERSONALE CARENTE: LE ACCUSE DEI PAZIENTI

Liste d’attesa, carenza di personale, prestazioni sotto gli standard.
 

Clicca per ingrandireListe d’attesa, carenza di personale, prestazioni sotto gli standard. E la “triangolazione” che arriva dalle accuse dei pazienti: centinaia di segnalazioni dagli ospedali salentini che finiscono nel report 2016 del Tribunale del Malato. E che Anna Maria De Filippi, coordinatrice dei Tdm di Lecce e provincia, individua come «responsabili di una sanità salentina» che si mostra tra luci e ombre. Più ombre che luci, secondo le accuse degli utenti della sanità.

Otto mesi d’attesa per le cure domiciliari, donne che avrebbero diritto a essere inserite nello screening mammario ma non sono chiamate a eseguire l’esame, pazienti oncologici che non sempre trovano un percorso prioritario, servizi carenti nella Neuropsichiatria infantile. Questo il ritratto della sanità salentina guardata dal periscopio dei Tdm che, anche per il 2016, passato allo scanner l’offerta dei servizi e stilato il cahier de doléances. «I singoli Tdm hanno stilato il report 2016 - puntualizza De Filippi - come contributo per mighorare i servizi sanitari, assistenziali e socio-sanitari della nostra Asl e del proprio territorio. Le criticità evidenziate sono molteplici, alcune delle quali si possono risolvere a costo zero per mettere i cittadini-utenti nella condizione di accedere alle prestazioni sanitarie. La più ricorrente riguarda le lunghe liste d’attesa che non sono relative solo alle visite specialistiche e agli esami diagnostici, ma perfino all’assistenza domiciliare, alle cure fisioterapiche e logopediche per la mancanza di personale specializzato».

Questo il quadro d’insieme delineato dai volontari che operano nei Tdm «a vario titolo, profondono gratuitamente passione e abnegazione per la cura e la tutela del primo bene comune, che è la salute». Sono stati 333 i casi trattati nel 2016 dai vari Tdm dislocati negli ospedali salentini con una preponderanza di richieste per la difficoltà di accesso ai vari servizi e non si tratta solo di non sapere dove andare, ma anche gli impedimenti incontrati nell’accedere alle cure, alle visite specialistiche, agli esami diagnostici. Accanto all’accessibilità, l’adeguatezza dei servizi sanitari e la loro fruibilità.

Il mantra comune a tutti i Tdm (Lecce, Casarano, Maglie, Copertino, Galatina, Gallipoli) riguarda le liste d’attesa. Lecce e Casarano hanno evidenziato che a farne le spese sono stati, nel 2016, i pazienti oncologici, mentre Gallipoli ha indicato come interventi necessari: l’umanizzazione del personale sanitario e un miglioramento del servizio informazione. Dal Tdm del Fazzi un elenco dei problemi che hanno contrassegnato il 2016: lunghe liste di attesa per tac, risonanze magnetiche, mammografie, visite diabeologiche e ortopediche; sovraffollamento e lunghe ore di attesa al pronto soccorso; insufficienza di posti letto in Medicina, Ortopedia e Ostetricia; carenza di medici e infermieri in tutti i reparti.

Altro filo rosso che accomuna i vari Tdm è “la punta dell’iceberg”. I responsabili delle sezioni hanno sottolineato come il numero di persone che si rivolgono ai Tdm per lamentare disservizi rappresenta la cosiddetta punta dell’iceberg dietro cui si nasconde una platea vasta di persone rassegnate o pronte ad aprire il borsellino per comprare i servizi che non riescono ad avere dal sistema pubblico. Liste d’attesa che si verificano anche nel campo della riabilitazione o dell'assistenza domiciliare con attese che toccano anche gli otto mesi. «Anche se nel campo della riabilitazione operano i privati accreditati - spiega De Filippi - il tetto fissato spesso è insufficiente e allora si formano anche per l’assistenza domiciliare, liste d’attesa fino a otto mesi». E poi ci sono le note dolenti sul fronte del personale addetto alla cura e all’assistenza dei malati: «La mancanza di personale costituisce uno stress per chi deve garantire i servizi dovuti - spiega De Filippi - con conseguente mancanza di rapporti umani nei confronti di malati, a volte, anche gravi. L’umanizzazione si rende urgente e necessaria per porre un argine al dilagare di comportamenti inadeguati (giusto per usare un eufemismo)». Questa la chiusa della coordinatrice dei Tdm che esprime una nota di amarezza anche per i tanti fondi che la Asl spende per la mobilità passiva e che «potrebbero essere impiegati per migliorare».



Data: 09/02/2017.   Fonte Notizia: Maddalena Mongiò, Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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