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Dalla rubrica: Cronaca

IN ALTO I CALICI, TORNA ROSEXPO 180 ETICHETTE DA TUTTO IL MONDO

Piace, e non poco. E nel 40/45 per cento dei casi, quando è italiano, proviene dalle nostre latitudini.
 

Clicca per ingrandirePiace, e non poco. E nel 40/45 per cento dei casi, quando è italiano, proviene dalle nostre latitudini. Se è vero infatti che l’Italia è seconda solo alla Francia (e in particolare alla Provenza) in termini di produzione di vino rosato, è vero pure che poco meno della metà delle bottiglie complessive prodotte sul territorio nazionale arriva appunto dalla Puglia, dalla Daunia al Salento. Dove le cantine hanno imparato a diversificare le linee di prodotto e a migliorare la commercializzazione dei loro rosé, prodotti da ben 550 vitigni autoctoni e “incastonati” in 450 denominazioni diverse, dal Chiaretto al Pinot Rosato dell'Oltrepò Pavese, dal Cerasuolo d’Abruzzo alle varie sfumature, tutte pugliesi, di Negroamaro, Primitivo, Nero di Troia e, unica Docg “in rosa”, di Bombino Nero.

Gli ultimi dati diffusi dall’organizzazione Internazionale della Vite e del Vino, risalenti al 2015, raccontano di un consumo mondiale in decisa crescita, con 22,7 milioni di ettolitri di rosé consumati nel mondo ogni anno sui Paesi occidentali - produttori storici - e negli Stati Uniti. Anche se emergono nuovi mercati in fase di espansione come Regno Unito, Svezia, Hong-Kong, Canada, verso cui - secondo i dati dell’istituto Nazionale del Commercio Estero - l’export di vino italiano, negli ultimi cinque anni, è cresciuto in maniera esponenziale, complici anche i cosiddetti “millennials” e le mutate frontiere del gusto dei gourmet planetari, sempre più inclini a pasti rapidi e leggeri e improntati alla mescolanza tra le varie cucine del mondo; e il rosato, con la sua piacevolezza gusto-olfattiva e la sua capacità di abbinarsi a moltissimi piatti e menu, è in grado di contemperare tutte queste esigenze.

Anche questo spiega il successo di Roséxpo, salone internazionale dei vini rosati alla sua quarta edizione - oltre 180 etichette in degustazione tra vini nazionali ed esteri, ma anche prodotti tipici, arte, musica, moda - in programma a Lecce, nato per impulso di “deGusto Salento” e volontà associativa dei produttori salentini di Negroamaro Apollonio, Bonsegna, Calitro, Cantele, Cantina Fiorentino, Castel di Salve, Castello Monaci, Conti Zecca, Garofano Vigneti e Cantine, Marulli, Michele Calò e figli, Romaldo Greco, Rosa del Golfo, Santi Dimitri, Tenute Rubino, Vallone Vetrere, Vigneti Reale. Ma non sono solo ... rosé e fiori: l’apertura del salone, quest’anno, è affidata proprio a un confronto diffuso su come sia possibile migliorare l’offerta dei rosati tanto in sala quanto in enoteca. «Abbiamo chiuso l’edizione 2016 con una riflessione», spiega infatti Ilaria Donateo, presidente di “deGusto Salento”, «perché proprio l’ultima degustazione dell’anno scorso aveva evidenziato la superiorità francese nel promuovere un vino che oltralpe è diventato identità dell’intero Paese e di uno stile di vita, mentre in Italia stenta a imporre la propria personalità sul mercato e nelle carte vini dei ristoranti. Ecco, proprio da dove avevamo interrotto l’anno scorso abbiamo voluto riprendere la discussione: per provare a far chiarezza sullo stato del mercato e sulle possibili prospettive. Perché il vino rosato ha acquisito la sua dignità e il suo valore, è parte integrante della vicenda vinicola italiana ed è emblema del made in Italy nel mondo».

Roséxpo, conclude Ilaria Donateo, racchiude infatti «tradizione, cultura, identità, territorio, vuol essere il contenitore che amplifica una cultura contadina che sceglie la strada del futuro. È un’esplosione narrativa di Paesi, tradizioni, modalità produttive che vogliono confrontarsi, che decidono di parlare per misurarsi e per crescere».


Data: 08/06/2017.   Fonte Notizia: Leda Cesari, Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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