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PORTO MIGGIANO, SEI CONDANNE "E ORA SI RIPRISTINI LA COSTA"

Opere abusive nella baia di Porto Miggiano. Quelle realizzate fra il 2011 ed il 2013 per prevenire il cedimento della falesia.
 

Clicca per ingrandireOpere abusive nella baia di Porto Miggiano. Quelle realizzate fra il 2011 ed il 2013 per prevenire il cedimento della falesia. Lo dice la sentenza di primo grado pronunciata ieri sera dal giudice della seconda sezione penale, Pasquale Sansonetti. E’ dunque arrivato il sigillo di una sentenza su una vicenda dibattuta almeno da quando, era il 20 marzo del 2013, la Procura fece sequestrare l’area sostenendo che ci fosse pericolo di crollo della falesia.

Un pericolo ravvisato anche dal processo, visto che il giudice Sansonetti ha disposto il dissequestro della costa e la restituzione al Comune di Santa Cesarea Terme perché provveda a metterla in sicurezza. Nonché il ripristino della costa a spese dei sei condannati.

Quattro gli assolti. Fra questi l’ex sindaco Daniele Cretì, 52 anni, oggi consigliere comunale d’opposizione. In prima linea, in questi anni, per chiedere il dissequestro della baia, anche alla luce dei sigilli violati sistematicamente da quelle centinaia di bagnanti che non hanno voluto rinunciare a scendere e risalire i cento scalini che conducono nella baia (anche quando furono messi degli enormi massi di sbarramento) per tuffarsi in uno degli scorci più suggestivi della costa salentina.

“Fatto non costituisce reato”, la formula che ha assolto il sindaco Bleve con i progettisti Giovanni Bosco, 61 anni di Palermo e Mario Rotolo, 54 anni, di Monopoli, altro progettista del “Raggruppamento temporaneo di professionisti” (Rtp), incaricato di progettare le opere di consolidamento. “Fatto non sussiste”, ha detto la sentenza, per Luigi Stanca, 59 anni, di Soleto, funzionario del Genio civile responsabile del procedimento, accusato di aver dato parere favorevole come responsabile della struttura tecnica regionale. Sono difesi dagli avvocati Francesco Galluccio Mezio, Stefano De Francesco, Dimitri Conte e Giovanni Baldassarre.

Le condanne hanno riguardato il dirigente responsabile dell’ufficio lavori pubblici del Comune di Santa Cesarea Terme, Salvatore Bleve, 64 anni, del posto: 10 mesi di reclusione e 35mila euro di ammenda. Sentenza analoga per i progettisti componenti della Rtp Antonio De Fazio, 68 anni, di Bologna, originario di Taranto; Francesco Leo, 54 anni, di Bari; e Daniele Serio, 54 anni, di Surbo.

Otto mesi di reclusione sono stati inferti a Francesca Pisanò, 51 anni, di Tricase, nella veste di collaudatore dell’opera. Infine la sentenza ha disposto una condanna a sette mesi ed al pagamento di un ammenda di 25mila euro per Maria Grazia Doriano, 40 anni, di Vico Equense (in provincia di Napoli). A difenderli, gli avvocati Mauro Finocchito, Angelo Dibenedetto, Massimo Marangio, Luigi Rella e Silvestro Lazzari.

La sentenza, che non sarà esecutiva fino all’ultimo grado di giudizio, risulta non meno importante in ordine alle disposizioni accessorie: restituzione al Comune di Santa Cesarea Terme perché metta in sicurezza quel tratto di costa e ripristino dello stato dei luoghi a carico dei condannati.

Inoltre per gli imputati Bleve, Serio, Leo, De Fazio e Doriano c’è anche il risarcimento dei danni al Ministero dell’Ambiente (rappresentato dall’avvocato di Stato Angela Caprioli) ed all’associazione culturale “Biblioteca di Sarajevo” (assistita dall’avvocato Daniela Tamborrino), parti civili nel processo. Con una provvisionale rispettivamente di 100mila e 20mila euro.

Settanta giorni il termine indicato dal giudice per il deposito delle motivazioni della sentenza. E poi il confronto fra accusa e difesa riprenderà nel processo d’appello.
E.M.


Data: 25/10/2017.   Fonte Notizia: Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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