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Dalla rubrica: Cronaca

PUGLIA E CONSUMO DEL SUOLO: E' LA "REGINA" DEL FOTOVOLTAICO

Là dove c’era l’erba...ora c’è un’immensa prateria di pannelli fotovoltaici.
 

Clicca per ingrandireLà dove c’era l’erba...ora c’è un’immensa prateria di pannelli fotovoltaici. In Puglia questo tipo di impianti occupa una superficie che è la più grande di tutta l’Italia. A dirlo sono i numeri, snocciolati nel primo Rapporto sullo Stato delle politiche del paesaggio in Italia, presentato ieri dal Ministero dei beni e delle attività culturali nel corso di una due giorni che si concluderà oggi con la lectio magistralis del cardinale Gianfranco Ravasi e con gli interventi del ministro del Mibact Dario Franceschini e del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Quasi quattromila (esattamente 3.955,92) il suolo regionale occupato dai pannelli, con un’ampia ed eterogenea distribuzione degli impianti. Non solo. La Puglia è anche tra la regioni, dopo il Veneto e il Lazio, maggiormente affetta dall’erosione da sprawl (espansione urbana), con una percentuale che si attesta fra il 30 e il 33%. Non solo. Un fenomeno peggiorato rispetto al 2001, facendo registrare un’incidenza delle unità affette dal fenomeno che passa dal 16,1 al 33,1%.

È una fotografia in bianco e nero, quella scattata alla Puglia nel corso degli Stati generali sul paesaggio, un’occasione di riflessione e di approfondimento sul futuro delle politiche paesaggistiche italiane, a poco meno di venti anni dalla Conferenza nazionale del Paesaggio del 1999. Dagli anni ‘50 ad oggi, l’Italia ha consumato e continua a consumare il proprio suolo, 50 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali solo tra novembre 2015 e maggio 2016, in media poco meno di 30 ettari al giorno, 3 metri quadrati al secondo nei primi mesi del 2016. E di questo assedio fanno le spese anche le aree vincolate e le coste, dove a trent’anni dalla legge Galasso la densità media di edifici ha raggiunto i 512 per Kmq con un incremento del 28%. Tanto che a livello nazionale un quarto della fascia costiera vincolata è ormai consumata.

Un quadro preoccupante, tratteggiato nelle 500 pagine del Rapporto che racconta di un’Italia dove continua a permanere l’abusivismo, con un’intensità che ha pochi riscontri in Europa e che fatica a calare anche in tempi di crisi economica ed edilizia. E questo anche perché «il governo del territorio», scrivono gli autori del rapporto (i dati sono stati messi insieme da Istat e Ispra), «si rivela carente». Le soprintendenze, in cronica mancanza di personale, sono subissate dal lavoro, tanto che ogni funzionario si deve occupare in media di 457 procedimenti l’anno. Insomma, un Paese dove tra terremoti, calamità naturali e consumo di suolo di vario tipo è ancora «emergenza rossa», come ha sottolineato presentando il rapporto il sottosegretario Mibact Ilaria Borletti Buitoni. Anche se, complice il lavoro delle associazioni, «è cresciuta la coscienza. La concezione del paesaggio, è cambiata, il paesaggio non è più considerato come un vuoto a riempire», ha aggiunto l’ex presidente del Fai.

Tornando ai numeri, il Rapporto ha analizzato le principali dinamiche di trasformazione del paesaggio dal 1990 al 2012. In Puglia 258 ettari di terreno, pari al 59,2%, è stato convertito da “naturale” in “agricolo”; 113 ettari (25,9%) da zona agricola eterogenea è diventato seminativo; 16 ettari (3,6%) di prati stabili sono stati trasformati in colture permanenti; e, infine, 41 ettari (9,5%) di zone agricole eterogenee sono state convertire in colture permanenti. Dal 1990 al 2012 è cresciuto anche il tessuto urbano continuo (187 ettari) e quello discontinuo, con un’espansione di 3.357 ettari, pari al 33,7%. Si sono ampliate le zone industriali, commerciali, così come le infrastrutture e le zone estrattive, i cantieri e le discariche per un totale di 6.072 ettari, pari al 60,9%. Per fortuna, anche il tessuto verde urbano è cresciuto di 351 ettari, pari al 3,5%.

Ma, l’emergenza resta, anche se ora, la musica sta cambiando grazie alle leggi urbanistiche che tutelano il territorio. E, in questo, la Puglia si distingue, tra le eccedenze, per un piano paesaggistico, che insieme a quello della Toscana, è tra gli strumenti principali per governare la salvaguardia del patrimonio a livello regionale. Un lavoro frutto di intese complesse, che hanno richiesto un intenso confronto tra le diverse istituzioni e la partecipazione del mondo associativo, ma hanno il pregio di raccogliere dal basso le istanze del territorio e farle incontrare con le istanze superiori di tutela.

«Siamo l’unico Paese che tutela il paesaggio nella Carta costituzionale e di questo dobbiamo essere orgogliosi - ha commentato il ministro Franceschini -, così come del lavoro fatto negli ultimi dieci anni. Sulla base di questi principi, gli Stati Generali servono a spiegare che bisogna smettere di sprecare il suolo, che è necessario tutelare ancora di più le nostre coste e che lo Stato e le Regioni insieme devono difendere la bellezza del nostro paesaggio, che è un valore assoluto, non solo culturale ma anche economico, perché la bellezza italiana ha un grande valore nel Mondo».



Data: 26/10/2017.   Fonte Notizia: Maria Claudia Minerva, Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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