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Dalla rubrica: Cronaca

ARRIVA L'OLIO NUOVO: PRODUZIONE IN CALO MA PIU' ALTA DEL 2016

È tempo di olio nuovo, l’extravergine, l’oro giallo di Puglia. E i frantoi pugliesi sono già pronti per macinare olive a regime.
 

Clicca per ingrandireÈ tempo di olio nuovo, l’extravergine, l’oro giallo di Puglia. E i frantoi pugliesi sono già pronti per macinare olive a regime. Ma quali saranno i numeri dell’annata 2017? E la qualità manterrà gli standard degli anni passati o sarà migliore. Le risposte arrivano da Coldiretti sulla base delle stime dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea) e del Consiglio oleicolo internazionale (Coi). «Dopo le ultime due annate che hanno registrato il crollo della produzione olearia a causa delle difficili condizioni climatiche, la campagna olivicola-olearia tornerà su valori più prossimi» alla norma - spiega il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - attestandosi su quantitativi di olio pari a 225mila tonnellate, con un calo del 25% rispetto alla media annuale di 300mila tonnellate, ma in crescita fino ad oltre il 35% rispetto all’anno scorso, quando la produzione non era andata oltre le 150mila tonnellate».

Il 2016 è stata sicuramente un’annata da dimenticare, ma come rivela Coldiretti, fiduciosa soprattutto dei numeri appena annunciati, «ciononostante l’Italia mantiene saldamente il primato europeo della qualità negli oli extravergini di oliva a denominazione di origine e indicazione geografica protetta (Dop/Igp) con il raccolto 2017 che sarà destinato a ben 46 marchi riconosciuti dall’Unione Europea».

La filiera olivicolo-olearia della Puglia, territorio vocato all’olivicoltura per eccellenza, grazie alle numerose varietà coltivate da nord a sud su un’estensione di circa 400 chilometri produce a livello nazionale circa il 50% di olio Evo, come rivela il Sian del Mipaaf (ministero alle politiche agricole).

«Con il marchio comunitario “Igp Puglia” - spiega il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - intendiamo sopperire alla storica carenza di programmazione e di un vero sistema di filiera che ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica un paradosso tutto pugliese, ovvero forti nella produzione, deboli sul mercato, un assioma per nulla decifrabile e comprensibile che la dice lunga sulla complessità del sistema produttivo indebolito da avventurieri e speculatori. È opinione diffusa che estendere i controlli alla tracciabilità significa ledere gli interessi delle lobby e delle multinazionali che grazie alle ormai note operazioni di “chirurgia chimica” riescono a mantenere le loro quote di mercato disattendendo tutte le regole e le norme comunitarie in vigore. Queste situazioni hanno reso l’olio d’oliva uno dei prodotti più coinvolti nell’universo delle frodi alimentari».

Il rischio è che i minori quantitativi di olio pugliese - denuncia, ancora Coldiretti Puglia - facciano crescere ulteriormente le importazioni di olio dall’estero. «L’olio extravergine di oliva pugliese è sotto continui attacchi da parte degli agropirati senza scrupoli che “drogano” il mercato dell’olio extravergine di qualità, con un inevitabile danno a carico del territorio, delle imprese e dei consumatori. La situazione è ancora più preoccupante al ristorante, dove in quasi 1 caso su 4 (22%) secondo l’indagine Coldiretti/Censis ci sono oliere fuorilegge che non rispettano l’obbligo del tappo antirabbocco entrato in vigore 3 anni fa con la legge europea 2013 bis, che prevede anche sanzioni che vanno da mille a 8mila euro e la confisca del prodotto.

Motivo per cui, come sollecita Coldiretti, «va applicata alla lettera la legge salva-olio, ed è necessaria l’accelerazione dell’iter del disegno di legge che reca le “nuove norme in materia di reati agroalimentari”, elaborato dalla commissione presieduta da Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, a supporto dell’attività degli organismi di controllo che hanno uno strumento in più per contrastare frodi e sofisticazioni. Dall’introduzione in etichetta - sottolinea l’associazione dei coltivatori diretti - del termine minimo di conservazione di 18 mesi dalla data di imbottigliamento, al riconoscimento di nuovi parametri e metodi di controllo qualitativo, dalle sanzioni in caso di scorretta presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi all’estensione del reato di contraffazione di indicazioni geografiche a chi fornisce in etichetta informazioni non veritiere sull’origine, dall’introduzione di sanzioni aggiuntive come l’interdizione da attività pubblicitarie per spot ingannevoli, al rafforzamento dei metodi investigativi con le intercettazioni, fino al diritto di accesso ai dati sulle importazioni aziendali, sono solo alcune delle misure previste dal provvedimento».

Il settore in Puglia conta un fatturato di 522 milioni di euro l’anno. Il tessuto imprenditoriale, aggiunge Coldiretti Puglia, è rappresentato da 270mila imprese olivicole, pari al 22% delle aziende italiane. Anche gli oli Dop pugliesi registrano il fatturato più alto d’Italia, pari a circa 28 milioni di euro. E, ancora, l’olio è il terzo prodotto pugliese più esportato per un valore di circa 106 milioni di euro, quasi il 9% dell’export di olio dall’Italia.




Data: 30/10/2017.   Fonte Notizia: Maria Claudia Minerva, Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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