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Dalla rubrica: Cronaca

«UNA VENDEMMIA ANOMALA» IN PUGLIA PRODUZIONE AL -30%

L'annata sarà ricordata come la più povera dal dopoguerra.
 

Clicca per ingrandireLa vendemmia 2017 si è conclusa, ma per colpa del clima anomalo sarà ricordata come la più scarsa dal dopoguerra ad oggi, con un taglio della produzione del 26% (dato riferito all’intero Paese) rispetto allo scorso anno, che significa addio ad una bottiglia di vino su quattro, anche se l’Italia mantiene comunque il primato mondiale tra i produttori. Per fortuna la qualità non è stata compromessa, perciò resta alta. È il primo bilancio della Coldiretti di fine vendemmia iniziata quest’anno il 4 agosto, la più anticipata dell’ultimo decennio, e fortemente condizionata da una siccità estrema.

Dopo tre mesi di raccolta delle uve lungo la Penisola, si stima che circa 40 milioni di ettolitri di produzione sia stata destinata per oltre il 40% ai 332 vini a Denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a Denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30% ai 118 vini a Indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% a vini da tavola. Ai minimi storici la produzione di vino Novello, da pochi giorni approdato sugli scaffali di vendita, dopo un netto ribasso di questa tipologia di vino stagionale scesa a due milioni di bottiglie già nell’annata 2016.

«È stata un’annata anomala e molto complicata fin dall’inizio - conferma il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - c’è stato un ritardo dei germogli e un recupero della fase vegetativa della pianta ma con temperature che hanno influito sulla fioritura. Non solo. È stata anche un’annata tra le più siccitose, che ha contribuito al calo di produzione che per la nostra regione si attesta intorno al 30% e forse anche di più. Certamente si tratta di medie inferiori alla norma, però la quality ad oggi, è buona, con risultati tutto sommato incoraggianti, a differenza di altre annate in cui con condizioni simili abbiamo avuto vini di scarsa qualità».

Cantele sottolinea le difficoltà incontrate sia da chi vende l’uva sia da chi la trasforma. «Insomma, abbiamo avuto uve meno ricche e costi più elevati - sottolinea il presidente della Coldiretti Puglia - anche perché alcuni agricoltori hanno dovuto utilizzare l’irrigazione, e qui si apre un tema molto importante che dobbiamo affrontare di petto, considerato che non tutte le aree della Puglia hanno avuto la possibilità di essere fornite di acqua per uso irriguo. Tornando alle uve possiamo dire che a soffrire di più sono state le varietà precoci, mentre quelle più tardive sono quelle che daranno i risultati migliori. In annate come questa è stata determinante la gestione agronomica dei vigneti, chi ha gestito al meglio anche grazie all’irrigazione avrà risultati migliori».

Secondo l’associazione Assoenologi «a memoria d’uomo non si ricorda una stagione come quella in corso, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata. Ad aprile un’ondata di gelo ha “bruciato” molti germogli ormai già ben sviluppati, e quindi, purtroppo, non più in grado di fruttificare - sottolinea il presidente di Assoenologi di Puglia, Basilicata e Calabria, Massimiliano Apollonio, titolare insieme alla famiglia delle omonime Cantine -. Un lungo periodo di siccità ha poi messo a dura prova i nostri vigneti, che hanno dovuto subire anche una straordinaria ondata di caldo iniziata sin da maggio, raggiungendo il suo apice nei mesi di luglio ed agosto».

Insomma, un’annata anomala, con una produzione, secondo Assoenologi, completamente decimata. Senza andare molto lontano, basta fare un confronto con i numeri del 2016 per rendersi conto di quanto sia calata la produzione. In Puglia, ad esempio, nel 2016 sono stati prodotti 9.636.000, mentre la media prevista per il 2017 è, invece, di 6.740.000 ettolitri, con una differenza di ettolitri -2.896.000 pari al -30%. C’è anche chi sta peggio di noi, regioni come Toscana, Lazio, Umbria e Sardegna, che hanno perso il 45% della produzione. «Le uve, da un punto di vista sanitario, sono state conferite alle cantine perfettamente sane, ma con differenti maturazioni anche all’interno di uno stesso vigneto e, spesso, con grappoli molto disidratati. La qualità, pertanto, risulta alquanto eterogenea, complessivamente abbastanza buona, ma con diverse varianti che evidenziano punte di ottimi livelli qualitativi e altre, dove il clima si è particolarmente accanito, di livello inferiore - spiega il presidente Apollonio -. I vini pugliesi di maggiore qualità saranno i rossi, soprattutto quelli più strutturati. I bianchi e i rosati saranno, invece, un pò più alcolici della media e con un’acidità un pò più bassa. L’annata è stata eccezionale per il Negroamaro, e comunque per tutti i vigneti piantati ad alberello, dove la presenza di molte foglie ha protetto i grappoli dal gran caldo e prendendo il sole di riflesso dal terreno ha permesso una lenta e giusta maturazione».




Data: 06/11/2017.   Fonte Notizia: Maria Claudia Minerva, Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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