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Dalla rubrica: Cronaca

ISTAT: IL LAVORO CRESCE MA NON PER I GIOVANI «AL SUD PIU' PRECARI»

L’orizzonte si rischiara, si respira aria di ripresa: produttività e fiducia crescono in tutti i settori, tranne l’edilizia.
 

Clicca per ingrandireL’orizzonte si rischiara, si respira aria di ripresa: produttività e fiducia crescono in tutti i settori, tranne l’edilizia. Segnali forti al Nord, più deboli al Sud. La girandola di audizioni parlamentari in vista della manovra di bilancio si è aperta con l’indicazione di fondo arrivata dal presidente dell’Istat, Giorgio Alleva: «L’indicatore anticipatore di ottobre registra una variazione marcatamente positiva suggerendo la prosecuzione dei ritmi di crescita» ha sottolineato il numero uno dell’istituto di Statistica, spiegando che sull’andamento congiunturale si «continua a riscontrare segnali positivi, soprattutto sui beni strumentali».

Sulla crescita, dunque, prosegue «la dinamica dei mesi precedenti». Quanto al clima della fiducia a ottobre è «in leggero aumento proseguendo la fase di salita» dei mesi precedenti per le imprese, mentre la fiducia dei consumatori è in «contenuto peggioramento». Si tratta comunque di un «quadro di sostanziale miglioramento rispetto a mesi precedenti» ha aggiunto Alleva. E in Italia migliora anche l’occupazione «per tutti i settori ad eccezione delle costruzioni», aggiunge l’Istat, ma l’Italia, sempre secondo l’Istat presenta «dei differenziali rispetto all’Europa davvero importanti nei tassi di occupazione dei giovani. Abbiamo testimoniato che la ripresa ha riguardato le diverse classi di età ma certo i ritmi sono tali da non pensare di colmare questi gap con l’Ue in tempi brevi».

Nel corso dell’audizione Alleva ha, quindi, ricordato che «nel secondo trimestre 2017 il tasso di occupazione dei 15-34enni è stato in Italia pari al 40,7%, inferiore di quasi 17 punti alla media Ue, e che il divario supera i 17 punti tra la classe 15-24 anni e in quella fra i 25 e i 29 arriva quasi a 20, mentre raggiunge comunque i 10 punti tra i 30-34enni. Non solo. Il presidente Istat ha anche sottolineato che resta «particolarmente debole» la posizione dei giovani che hanno titoli di studio bassi: «Se è vero che bisogna proseguire gli studi e che il livello di istruzione è elemento protettivo nel mercato del lavoro, dobbiamo preoccuparci anche della parte fragile, delle difficoltà di chi non prosegue gli studi».

Difficoltà si registrano ancora nel far incontrare la domanda con l’offerta. «Nonostante l’ampliamento del ruolo e dei compiti assegnati ai Centri per l’impiego e alle Agenzie per il lavoro private - ha confermato Alleva -, la percentuale di ingressi favorita dall’intermediazione di queste strutture è risultata piuttosto contenuta. Nel complesso ha interessato soltanto il 6% dei giovani occupati; nel Mezzogiorno, questi canali sembrano essere ancora meno efficaci» ha rilevato l’Istat, mettendo in evidenza il nodo del disallineamento qualitativo tra domanda e offerta di lavoro».

Ma se il quadro di fondo è, tutto sommato, positivo, sono diverse le valutazioni critiche della manovra arrivate, invece, da sindacati e associazioni di impresa. «Siamo alle solite, i dati statistici dicono che comunque nel Mezzogiorno continua ad esserci un lavoro precario e che le risorse investite in decontribuzione, che poi è la filosofia della prossima manovra finanziaria, non bastano. La decontribuzione può andare bene ma solo se ci mettiamo in testa che bisogna creare politiche di sviluppo vere» ha incalzato il segretario generale della Cgil Puglia, Giuseppe Gesmundo. «Non si può continuare a dare contributi a pioggia solo per le assunzioni, a prescindere dall’investimento, perché così facendo si sostituisce solo il lavoro che durerà il tempo della decontribuzione - ha aggiunto Gesmundo -. Per creare la ripresa vera, bisogna dare incentivi a chi investe in innovazione e ricerca, a questo va aggiunto il sostengo all’assunzione, altrimenti aumentano i lavoratori ma diminuiscono le ore lavorate, facendo così lievitare il precariato».

Dello stesso avviso il presidente di Confindustria Lecce, Giancarlo Negro: «A parte la sofferenze del settore edile, per il quale è ormai oggettiva a crisi in termini di chiusure e licenziamenti, la media nazionale indicata dall’Istat dà una modesta ma significativa crescita, escluso il Mezzogiorno, dove c’è ancora tanta sofferenza. In Italia, a differenza degli Usa, la tassazione per le imprese aumenta, ma mentre nel Nord ci sono realtà più strutturate che, comunque, godono di un’infrastruttura di sistema più avanzata trovando quindi elementi di competività accettabile, nel Mezzogiorno le imprese arrancano e non riescono a tenere il passo. Purtroppo - ha aggiunto Negro - registriamo una serie di interventi, tra questi anche l’industria 4.0, che favoriscono solo le grandi imprese, mentre le nostre stentano a decollare e vengono sempre di più penalizzate, allontanandosi dalle medie italiane. C’è qualche rara eccezione, ma non riesce da sola ad alzare la media. Il Tac che nel Salento negli anni ‘80-‘90 occupava 30mila persone, adesso siamo a un decimo di quelle cifre eppure è un settore in ripresa, ma quando raggiungeremo gli standard di 20 anni fa? Quindi più che guardare alla crescita in percentuale bisognerebbe guardare i saldi su valori assoluti, solo così si potrà comprendere la drammaticità della situazione che stiamo vivendo, le medie nazionali non devono indurre a pensare che tutto va bene». M.C.M.


Data: 07/11/2017.   Fonte Notizia: Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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