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REIMPIANTO XYLELLA: C'E' L'OK DEFINITIVO MA SENZA MODIFICHE

Ora il Salento potrà tornare a sperare in un nuovo futuro dell’olivicoltura.
 

Clicca per ingrandireOra il Salento potrà tornare a sperare in un nuovo futuro dell’olivicoltura. Anticipato di quindici giorni - ieri invece del prossimo 8 febbraio - il verdetto finale sulla liberalizzazione del reimpianto di nuove cultivar d’olivo nelle zone colpite dalla xylella fastidiosa. La conferenza stato-regioni, deputata a votare l’ok finale, ha approvato in via definitiva il provvedimento che, oltre alla Commissione per le Politiche agricole dei giorni scorsi, aveva anche già incassato il parere favorevole del Comitato fitosanitario nazionale.

Il testo del decreto però resta quello iniziale, eccetto la modifica dell'"Allegato 4" che riguarda in particolare il “Piano di emergenza”; resta invece intatto l’articolo 8, comma 2, che avevano contestato le associazioni olivicole per via dell’attribuzione delle competenze per l’autorizzazione ai nuovi impianti esclusivamente al Servizio fitosanitario regionale.

Le associazioni degli agricoltori speravano in una modifica che snellisse la procedura di impianto, ritenendo che così com’è potrebbe risultare farraginosa e creare impedimenti burocratici. «La necessità di dichiarare fondo per fondo (come riporta il decreto) - avevano sottolineato nei giorni scorsi i rappresentanti di Confagricoltura - dove impiantare, avrebbe un carico burocratico impossibile perfino da ipotizzare, basti pensare che la sola provincia di Lecce ha circa 100mila ettari adibiti ad oliveti». Ma nell’incontro della conferenza di ieri, i rappresentanti delle regioni italiane, compreso l’assessore alle Risorse agroalimentari della Puglia, Leonardo Di Gioia, hanno ritenuto confermare il testo nella sua interezza, senza alcuna modifica, preferendo quindi confermare le procedure in ordine alle autorizzazioni sul reimpianto in forza del Servizio fitosanitario. E così sarà, anche se quasi sicuramente non mancheranno i confronti con le parti per cercare di trovare la strada migliore affinché i produttori olivicoli possano al più presto muoversi con i primi impianti.

Nella conferenza stato-regioni, convocata ieri in seduta straordinaria, il punto in discussione sulla xylella, recitava: “Parere ai sensi dell’articolo 57, comma 1, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n.214, sullo schema di decreto reso del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, recante “Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e reradicazione della xylella fastidiosa (Well et all.) nel territorio della Repubblica italiana”. Dopo la seduta, nel verbale di approvazione finale, accanto al punto dieci si legge “Parere reso”. Che in parole povere significa: via libera al reimpianto.

Cosa accadrà ora? Che la Regione Puglia farà proprio il decreto per poi renderlo applicabile, magari suggerendo indicazioni sulle cultivar da reimpiantare, giacché ad oggi sono il leccino e la xylella sono risultate tolleranti alla xylella. I tempi non si allungheranno, si tratta solo di pura formalità. Ma una cosa è certa: adesso gli olivicoltori salentini potranno pensare seriamente a come ricostruire il territorio devastato dal batterio che negli ultimi cinque anni ha conquistato fette sempre più grandi di territorio.

Vale la pena ricordare che il decreto, che ripropone la precedente normativa sulle misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della xylella fastidiosa, è stato aggiornato alla luce della nuova Decisione di esecuzione europea - la 2352/2017 - pubblicata il 16 dicembre scorso, che ha modificato la numero 789 del 2015, autorizzando, appunto, il reimpianto finora vietato. Nel decreto anche le norme sui vivai e la movimentazione delle piante, compresa la liberalizzazione delle tre varietà di vitigni risultate non sensibili al rispettivo ceppo di xylella: Cabernet Sauvignon, Negroamaro e Primitivo. Sempre nel decreto, all’articolo 22 vengono descritte le procedure per l’introduzione di piante specificate originarie dei Paesi terzi, nei quali è nota la presenza della xylella. In particolare viene ricordata l’obbligatorietà del certificato fitosanitario, che deve indicare anche la casella “luogo di origine”.




Data: 25/01/2018.   Fonte Notizia: Maria Claudia Minerva, Nuovo Quotidiano di Puglia

 

 

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